È una questione di precisione: un’opera di “equilibrismo glicemico”.

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Rubriche - Strumenti di Misurazione
Scritto da Paolo Di Bartolo   

equilibrismo

Nel diabete, come in tutte le condizioni croniche, il coinvolgimento del paziente ha un ruolo fondamentale. Questo coinvolgimento prende il nome di autocura. Quando si parla di autocura nelle persone con diabete si parla di educazione terapeutica e l’educazione terapeutica, ad oggi, è legata in maniera indissolubile all’autocontrollo domiciliare delle glicemie.
L’autocontrollo glicemico permette alla persona con diabete di conoscere la propria glicemia, e motiva questa nel modificare il proprio trattamento farmacologico ipoglicemizzante o, perché no, il proprio stile di vita.
Cercheremo insieme in queste poche righe di capire l’importanza del disporre di strumenti per l’autocontrollo glicemico accurati.


Abbiamo imparato grazie a studi clinici sul Diabete, sia di tipo 1, sia di tipo 2, come sia importante, appena fatta la diagnosi di diabete, raggiungere un buon controllo del diabete, emoglobina glicata (HbA1c) più bassa del 7%, per ridurre il rischio delle complicanze del diabete stesso a carico dei piccoli e grandi vasi. D’altro canto, recentemente, grandi sperimentazioni condotte in persone con diabete di tipo 2, con lunga storia di malattia ed ad alto rischio per malattie del cuore e dei vasi, hanno dimostrato come in questi pazienti sia importante prevenire l’ipoglicemia, al punto da fare diventare la prevenzione dell’ipo un obbiettivo primario della terapia con i farmaci del diabete, per questi fragili pazienti.

Mai più di oggi alla persona con diabete che si presenta con lunga durata del diabete stesso e con complicanze viene, quindi, chiesto una sorta di “sintonia glicemica fine”; ovvero abbassare la glicemia e contemporaneamente, minimizzare rischio di ipoglicemia, in altre parole la glicemia deve essere “buona” ma senza esagerare...
Per questa difficile opera di “equilibrismo glicemico”, è quindi estremamente importante poter disporre di strumenti per l’autocontrollo glicemico ad “alta precisione”, in altre parole molto accurati.

Il vantaggio di una misurazione glicemica affidabile è scontato: mostrare al paziente ed al diabetologo valori glicemici veri, per consentire aggiustamenti della terapia sicuri ed efficaci; non nascondere possibili episodi ipoglicemici, né tanto meno provocarli, inducendo somministrazione di impropri dosaggi di insulina suggeriti da eventuali erronee misurazioni.

I sistemi che vengono consegnati a casa alle persone con diabete per misurare la glicemia prendono il nome di glucometri.
Questi strumenti funzionano trasformando la concentrazione del glucosio o in un segnale elettrico, oppure determinando il cambiamento del colore nella parte della striscia reattiva sulla quale si poggia la goccia di sangue. In questo caso lo strumento viene chiamato reflettometro ed è in grado di misurare di quanto cambia il colore sulla striscia e convertire, infine, questa informazione in un dato che corrisponderà alla glicemia. I limiti di questo approccio sono che bisogna essere molto precisi nel poggiare la goccia di sangue sulla parte reattiva della striscia, bisogna tenere pulito lo strumento perché il sangue può sporcare il sistema di lettura ed, infine, bisogna calibrare il sistema tutte le volte che si inizia una nuova confezione di strisce.
Lo strumento che misura la glicemia valutando la corrente elettrica generata dal contatto del sangue con la striscia reattiva prende il nome di potenziometro. Oggi questo è l’approccio più utilizzato. Questo sistema è caratterizzato da alcuni vantaggi rispetto all’utilizzo del reflettometro: aspirazione automatica del quantitativo di sangue necessario per la misurazione, maggiore praticità e comodità per la realizzazione del test, tempi di risposta minori, minor volume di campione di sangue richiesto, possibilità di eseguire il prelievo in punti differenti rispetto ai polpastrelli; maggiore igienicità e sicurezza del sistema. Con alcuni di questi sistemi, inoltre, la calibrazione non è più necessaria.

paziente diabetico

La precisione della misurazione della glicemia, può essere influenzata da errori di procedura del paziente. Il più rilevante è la mancata calibrazione.

A proposito di calibrazione è importante sottolineare come questa può essere fonte di errori. L’accuratezza dell’autocontrollo, ovvero la precisione della misurazione della glicemia, può essere largamente influenzata da errori di procedura del paziente. Fra gli errori imputabili ai pazienti, il più rilevante è la mancata, o l’errata calibrazione. Alcuni studi sono disponibili in letteratura che dimostrano come l’errata calibrazione porti a letture glicemiche non accurate e ciò può determinare errori nella somministrazione dei farmaci per il controllo del diabete, il cui significato può assumere aspetti molto rilevanti quando ad esempio questo determini una sovrastima della dose di insulina iniettata. Quanto comunemente rilevato nella pratica clinica, ovvero di come non raramente i pazienti trascurino di re-calibrare il proprio glucometro, è confermato da almeno due distinti studi nelle persone con diabete, sia di tipo 2, sia di tipo 1.
Tali studi hanno confermato come una calibrazione non corretta possa causare nella lettura della glicemia un errore che può alterare il dato reale anche del 43 %.
I sistemi per l’automonitoraggio glicemico si distinguono, inoltre, per essere più o meno soggetti ad errori nella lettura del dato a causa di possibili interferenze da parte di molteplici sostanze o condizioni (altri zuccheri presenti nel sangue, alcuni farmaci, carenza di ossigeno, una eventuale alterazione della quantità di globuli rossi, ecc). Oggi queste possibili interferenze sono evitabili grazie all’impiego, nei sistemi più moderni, di reagenti che minimizzano il rischio di interferenza e di sofisticati sistemi automatici di correzione dell’errore, ad esempio in caso di alterazione di alcuni parametri del sangue.
La tecnologia ha consentito enormi passi in avanti nella realizzazione di nuovi strumenti per l’autocontrollo della glicemia. Le dimensioni degli strumenti sono diventate via, via sempre più contenute, le forme degli strumenti sempre più ammiccanti per i pazienti, non raramente sono molto colorati e somigliano sempre di più a telefoni cellulari, inoltre, per molti di questi strumenti è oggi possibile scaricare i dati sul computer del medico e del paziente, rendendo non più necessaria la compilazione del diario cartaceo delle glicemie.
Nonostante gli elementi sopra menzionati abbiano importanza, soprattutto nell’accettabilità dello strumento da parte del paziente, per il diabetologo e per la persona con il diabete stessa, l’aspetto più importante rimane l’accuratezza della informazione ottenuta sulla concentrazione della glicemia. Oggi l’eliminazione della calibrazione manuale, l’utilizzo di sostanze reagenti, enzimi e co-enzimi, esposti alle minime interferenze e di sistemi di correzione automatici, permettono al paziente di avere finalmente informazioni sulla propria glicemia molto prossime al dato “vero”.
Infine è però importante sottolineare come la misurazione della glicemia di per sé sia una procedura diagnostica che da sola non può modificare la concentrazione del glucosio. Ovvero misurare la glicemia senza poi intervenire, in caso di riscontro di valori di glicemia non ottimali, non migliora l’andamento del diabete. Il paziente deve sapere come utilizzare l’informazione ottenuta attraverso l’autocontrollo della glicemia ed il Team di diabetologia deve aiutare la persona con diabete ad acquisire queste capacità.

In altre parole le tecnologie possono aiutare il paziente ad ottenere farmaci sempre più efficaci e selettivi, strumenti per la somministrazione della terapia sempre più sofisticati, glucometri sempre più accurati ma non eliminano la necessità di un coinvolgimento sempre più attivo della persona con diabete nel processo di cura, ovvero non eliminano la necessità di educare e coinvolgere il paziente nella gestione del proprio diabete.

 

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