Analisi dei corpi chetonici: 2 strisce in un solo strumento.

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Rubriche - Strumenti di Misurazione
Scritto da Redazione   

Analisi corpi chetonici

Numerosi, anzi innumerevoli sono i glucometri presenti in commercio. Ogni anno, infatti, assistiamo alla commercializzazione da parte delle aziende del settore, di nuovi strumenti volti alla misurazione dei valori glicemici. Fino a poco tempo fa, le aziende produttrici promuovevano un unico meter per soddisfare le esigenze delle persone con diabete, indipendentemente dal tipo di diabete (tipo 1 e tipo 2) di cui erano affetti; oggi invece si assiste alla targhettizzazione degli strumenti, alla produzione cioè di meter studiati per soddisfare le esigenze di un paziente piuttosto che di un altro.

È evidente che tale fenomeno è frutto della continua ricerca e conoscenza della patologia, che porta a capire sempre di più quali sono le necessità più ricorrenti in pazienti che fanno uso di insulina e quelle che usualmente si riscontrano in pazienti che necessitano di controlli ma che non ricorrono all’iniezione. A questo punto, nasce spontaneo chiedersi quali caratteristiche devono possedere i meter per sopperire a queste necessità, in modo particolare quali caratteristiche sono richieste per i pazienti più critici, quelli che giornalmente ricorrono all’iniezione di insulina.

L'importanza di una diagnosi accurata si ottiene anche attraverso la conoscenza dei corpi chetonici nel sangue (chetonemia).

Uno studio molto conosciuto, studio Raine [Raine C.H. et al. Significant Insulin Dose Errors May Occur if Blood Glucose Results Are Obtained from Miscoded Meters. Journal of Diabetes Science and Technology. March 2007; Volume 1, Issue 2:205-210.], dimostra che uno strumento che non necessita di calibrazione (no coding) è da preferire rispetto ad un meter che necessita di codifica, in modo particolare per gli insulino dipendenti. I risultati, infatti, indicano come i pazienti che usano i glucometri a calibrazione manuale siano maggiormente soggetti ad errori nel dosaggio di insulina con conseguenze potenzialmente gravi; inoltre l’assenza di calibrazione, semplificando e velocizzando l’esame, allevia al paziente più critico, il peso di continui test. Sebbene il principio di funzionamento della maggior parte degli strumenti sia pressoché identico (elettrochimico), non si può dire altrettanto delle performance di ogni singolo meter.

Accuratezza e precisione sono caratteristiche fondamentali per uno strumento utilizzato da un paziente diabetico. Le principali linee guida italiane ed internazionali concordano che l’autocontrollo glicemico è parte integrante della terapia del diabete, risulta ovvio quindi l’importanza della veridicità del dato. Un test perfettamente eseguito da un paziente ma che fornisce un risultato non veritiero è tanto pericoloso quanto quello ottenuto da un meter non ben calibrato. Vista la grande importanza del tema, è in discussione la proposta, a livello internazionale, di imporre ai produttori l’obbligo di norme più restrittive, al fine di ottenere meter più performanti e sicuri. In modo particolare, in oggetto è la modifica della ISO 15197 del 2003 che regolamenta gli standard di accuratezza per l’immissione degli apparecchi per la misura del glucosio. Al momento sono pochi i meter in commercio che già soddisfano i criteri imposti dalla nuova norma ISO/DIS 15197.

Ma se parliamo di accuratezza e precisione, non dobbiamo tralasciare gli errori derivanti dalla presenza di sostanze interferenti nel sangue al momento del test, come farmaci e sostanze endogene, prodotte cioè dallo stesso organismo. Dal momento che numerose sostanze sono in grado di alterare il dato glicemico, la scelta di un meter specialmente per un paziente di tipo 1 dovrebbe ricadere su quelli che, nelle caratteristiche tecniche, presentano l’assenza di interferenti o quantomeno la certificazione che fino a determinate concentrazioni di sostanze coesistenti non si ha alcun effetto di sovra o sotto stima. Ma l’importanza di una diagnosi accurata non si ottiene meramente conoscendo accurati valori glicemici ma anche attraverso la conoscenza dei corpi chetonici nel sangue (chetonemia). Già da tempo in America si è soliti far eseguire ai pazienti che fanno uso di insulina, non solo la determinazione della glicemia ma anche la chetonemia.

L’ American Diabetes Association raccomanda, infatti, di eseguire il test per la determinazione dei chetoni ematici quando la glicemia è costantemente elevata > 250 mg/dL o durante una condizione patologica acuta [Diabetes Care 2004; 27 (suppl.1)] e di preferirla all’esame dell’urina (chetonuria). La motivazione risiede nel fatto che, il test della chetonuria consente solo una determinazione qualitativa e non quantitativa, perché basata sulla variazione del colore, non è immediata e non è così agevole specialmente quando i medici si trovano a risolvere un quadro chetotico in un bambino.

La determinazione dei chetoni ematici, invece, non è solo utile nei giovanissimi, ma anche nel giovane sportivo, nella donna in gravidanza, nell’utilizzatore di microinfusori ed anche, pur in misura minore nel paziente di tipo 2. Alcuni meter in commercio consentono attraverso la semplice sostituzione della striscia un test o l’altro fornendo al paziente e al medico un numero maggiore di dati che permettano di identificare un quadro più esaustivo della condizione diabetica. Vista l’importanza della determinazione, alcuni meter sono in grado di ricordare al paziente se è in una forte iperglicemia, di eseguire il test dei chetoni mediante avviso acustico e segnalazione particolare sul display. Non è facile da parte di un medico o da parte di un operatore sanitario suggerire un meter piuttosto che un altro ed essere consapevole di consigliare quello giusto al paziente giusto. Sicuramente la tecnologia ci viene incontro consentendo a tutte le persone con diabete, in particolare agli utilizzatori di insulina, di poter utilizzare un unico strumento che permette sia la determinazione della glicemia che della chetonemia con un’accuratezza ed una precisione simil laboratorio.

 

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