Un malato su due soffre il peso psicologico della malattia

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Rubriche - Psicologia
Scritto da Redazione GLUNews   

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Stress, angoscia, incognita futuro, più che nel resto di Europa.


Angoscia, discriminazione, stress, paura del futuro: i malati di diabete in Italia ne soffrono più che nel resto d'Europa. Uno su due soffre le conseguenze psicologiche della malattia, uno su cinque di depressione. Inoltre un paziente su cinque lamenta discriminazione sul lavoro e nella vita relazionale.

È il quadro che disegna lo studio internazionale DAWN (Diabetes Attitudes Wishes and Needs), l'indagine più ampia mai svolta in merito all'impatto del diabete sulla vita quotidiana. Lo studio, discusso in occasione del cinquantesimo incontro annuale dell'Associazione Europea per lo studio del Diabete (Easd), ha coinvolto 15.000 tra malati, familiari e operatori sanitari, in 17 Paesi di 4 continenti.

Nel nostro Paese più che nel resto d'Europa, oltre alle conseguenze della malattia e alla terapia cronica, a complicare la vita dei malati, in particolare se donne, è l'aspetto psicosociale. "Il distress, o peso psicologico, percepito dai nostri connazionali, è molto maggiore della media europea, che si attesta intorno al 40%", spiega Antonio Nicolucci, responsabile Dipartimento farmacologia clinica ed epidemiologia della Fondazione Mario Negri Sud.

"Per quattro malati italiani su dieci, inoltre, la terapia interferisce con la possibilità di poter svolgere attività vita quotidiana, cosa in Germania lamenta un paziente su 5". "Da noi - commenta Salvatore Caputo, Presidente di Diabete Italia - il malato affronta una sorta di guerra. È ben curato ma, per ottenere queste cure, affronta un percorso ad ostacoli".

Tra le preoccupazioni, il rischio di eventi ipoglicemici, ovvero l'eccessivo abbassamento del glucosio, effetto collaterale della terapia che provoca conseguenze su lavoro, vita sociale, guida, sport e sonno, nonché riduzione dell'adesione alla terapia. Se ne sente angosciato il 60% dei malati e il 64% dei familiari. Questi ultimi, in particolare, denunciano frustrazione per non saper come aiutare la persona cara (31% degli intervistati) e desiderio di esser maggiormente coinvolti nelle cure (27%).

FONTE: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23273515

 

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