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Il migliore amico dell’uomo… ...con il diabete!

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bimbocane“Nella mia vita non ho mai avuto un controllo migliore della glicemia come da quando ho adottato questo cane". Con simili toni entusiastici tornavano a ringraziare i primi diabetici che usufruivano dei cani addestrati da Mark Ruefenacht, uno scienziato forense con diabete di tipo 1 che ha realizzato un centro di addestramento del tutto speciale in California. Qui, il dottor Ruefenacht addestra cani in grado di riconoscere l’insorgere di crisi ipoglicemiche nei loro padroni. Sembra che i cani siano in grado di riconoscere quando la glicemia sale o scende in modo repentino. Come i cani riescano a “fiutare” le crisi ipoglicemiche non è ancora chiaro, probabilmente riescono a percepire gli odori creati dalle modificazioni chimiche in seguito agli sbalzi glicemici, ma quali siano le sostanze chimiche che provocano l’odore al momento rimane un mistero. Questa esperienza sta comunque portando un grande aiuto soprattutto ai bambini ed ai ragazzi, che si trovano più a loro agio con un simile amico, ma anche per le persone anziane può rivelarsi un vero salvavita.a Barbie alta, bionda, bellissima e soprattutto magra, che da oltre 50 anni fa mostra di sé nelle camerette di mezzo mondo, dopo una cura ingrassante è diventata protagonista di una campagna educativa americana contro l’obesità infantile. L’iniziativa è stata lanciata da «Active Life Movement» e vuole sensibilizzare le nuove generazioni su un problema che soprattutto negli USA sta assumendo dimensioni molto preoccupanti. La mancanza di movimento nella vita dei bambini infatti è la prima causa della preoccupante obesità infantile riscontrata.

Diabetes Forecast. 2008 Mar; 61(3): 40-7 Spake A

 

Anche i delfini hanno il diabete, ma non ne soffrono.

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delfini arcPare che i delfini siano diabetici per tutto il corso della loro vita, ma questa condizione per loro non è un problema, anzi! Gli studiosi del National Marine Mammal Association a San Diego, in California, sono convinti nel sostenere che i delfini siano in grado di "accendere" e "spegnere" la patologia diabetica in funzione della disponibilità di cibo. In periodi di digiuno riescono ad attivare l'insulino-resistenza, "rastrellando" il glucosio presente nel sangue per utilizzarlo come energia per alimentare il cervello. Quando il cibo ritorna disponibile "disattivano" l'insulino-resistenza e i livelli glicemici del sangue rientrano nella norma. Questi mammiferi hanno sviluppato questa capacità evolutiva utile per far fronte alla scarsità di cibo. La scoperta stimola nuove prospettive verso la cura del diabete di tipo 2: comprendere il meccanismo di attivazione e disattivazione dell'insulino-resistenza può essere una nuova chiave di lettura della patologia, inizialmente nei delfini, domani, forse, anche nell'uomo.

Venn-Watson SK, Ridgway SH. Big brains and blood glucose: common ground for diabetes mellitus in humans and healthy dolphins. Comp Med. 2007 Aug;57(4):390-5.

 

Il parto cesareo aumenta il rischio di diabete di tipo1

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gravidanzaScienziati della Queen’s University di Belfast, hanno analizzato 20 studi che includevano 10.000 casi di bambini con diabete tipo 1 e un gruppo di controllo composto da più di un milione di minori. La conclusione è chiara: i bambini nati da parto cesareo hanno un 20% in più di possibilità di sviluppare diabete tipo 1 rispetto a quelli nati da parto vaginale.

Cardwell CR, Caesarean section is associated with an increased risk of childhood-onset type 1 diabetes mellitus: a meta-analysis of observational studies. Diabetologia. 2008 May; 51(5):726-35.

 

E' vero che i diabetici hanno le gambe corte?

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gambeSecondo uno studio americano per ogni centimetro in meno di gambe rispetto alla statura media nazionale (nel caso dell’Italia è di 173 cm per gli uomini e 160 cm per le donne) corrisponde ad un 19% in più di rischio di insorgenza del diabete di tipo 2 (dovuto ad una maggire predisposizione a sviluppare resistenza all’insulina). Le persone con le gambe corte hanno anche una maggiore probabilità di avere patologie cardiovascolari o di altro tipo, ed è quindi consigliabile porre maggiore attenzione alla dieta e all’esercizio fisico.

Asao K: Short stature and the risk of adiposity, insulin resistance, and type 2 diabetes in middle age: the Third National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES III), 1988-1994. Diabetes Care. 2006 Jul;29(7):1632-7

 

Le misure contano! soprattutto ai fianchi.

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misureDonne, se avete una circonferenza dei fianchi superiore ai 105 cm, avete minor probabilità di diventare diabetici o di soffrire di patologie cardiovascolari! Grasso è Bello, dunque, ma solo sui fianchi! Lo rivela uno studio svedese svolto su 1400 donne tra i 38 e i 60 anni, monitorate dal 1968/69 fino ad oggi.

Tran TT, Yamamoto Y, Gesta S, Kahn CR. Beneficial effects of subcutaneous fat transplantation on metabolism. Cell Metab. 2008 May;7(5):359-61

 

Un aiuto dalle proteine del merluzzo.

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merluzzoL’insulino-resistenza, che contribuisce alla patofisiologia del diabete di tipo II, viene generalmente controllata con un regime dietetico adeguato, in grado di prevenire la progressione della malattia e preservare la funzionalità delle cellule pancreatiche, e con un’opportuna terapia farmacologica. La componente proteica della dieta sembra particolarmente efficace nella modulazione dei livelli di insulina. Questo studio canadese ha confrontato l’effetto di una dieta a base di proteine del merluzzo con quello di una dieta ipocalorica, e simile per contenuto di fibra e grassi, ma a base di proteine animali, in 19 pazienti affetti da diabete insulinoresistente di tipo 2. Al termine delle 4 settimane di trattamento, il consumo di pesce è risultato associato ad un miglioramento della sensibilità all’insulina e della funzionalità delle cellule beta, misurata mediante analisi del rapporto tra peptide C e glucosio a 30 minuti dall’infusione di insulina. Gli autori, pur sottolineando la necessità di ulteriori studi per chiarire i meccanismi cellulari alla base di tale effetto, concludono che il consumo di proteine di merluzzo potrebbe quindi ridurre le complicazioni metaboliche associate all’insulinoresistenza.

Diabetes Care 30:2816, 2007

 

Guardare troppa TV aumenta il rischio di diabete.

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tv arcArriva dall’Università di Sidney (Australia) l’ennesima conferma che televisione e affini abbiano effetti nocivi sulla salute futura dei bambini portando via tempo allo sport e ad una sana attività fisica. I ricercatori, infatti, hanno riscontrato un restringimento delle arterie che si trovano nella parte posteriore della retina nei bambini che dedicano molte ore alla televisione: a ogni ora di tv guardata, corrisponde un restringimento di 1,53 millesimi di millimetro nel diametro arteriale della retina, che equivale al rischio di un aumento di 10 mm Hg di pressione arteriosa sistolica.Questo fenomeno, spiega il dottor Bamini Gopinath (responsabile della ricerca), aumenterebbe nel tempo le probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari ma anche ipertensione, diabete ed obesità. “Questo suggerisce che stili di vita non sani possono influenzare la microcircolazione in giovane età ed aumentare il rischio di cardiopatie e ipertensione in età adulta”.

Arteriosclerosis, Thrombosis and Vascular Biology - American Heart Association

 

Rischio diabete tipo 2 per donne con seno "maxi"

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senoPer le giovani donne che hanno un seno ‘abbondante’ c’è un rischio significativamente più elevato di sviluppare il diabete di tipo due in tarda età rispetto a chi ha una misura più ‘modesta’. È quanto emerge da una ricerca canadese secondo la quale le donne che indossano una coppa D a 20 anni hanno circa il 60% di possibilità in più di sviluppare la malattia rispetto a chi veste una coppa A, indipendentemente da altri fattori, come il peso o l’ereditarietà. Il quotidiano canadese The Star riporta i risultati di uno studio eseguito su 92.000 donne americane, secondo il quale all’obesità, fattore principale di rischio per il diabete di tipo 2, ora si deve aggiungere la taglia del seno come fattore indipendente. E il rischio sale all’aumentare della taglia. La ricerca rappresenta solo la parte preliminare di uno studio più completo sul ruolo della taglia del seno come ‘predisposizione’ all’insorgenza del diabete, ma i primi risultati confermano che l’obesità e il grasso situato nella parte addominale restano uno dei principali fattori di rischio. Le ragazze obese, il cui seno è voluminoso, tendono anche ad entrare nella pubertà prima delle altre, questo potrebbe accelerare ulteriormente l’iter del diabete.

Canadian Medical Association Journal 178:289, 2008

 
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