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Diabete e cioccolato (purché fondente!)

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cioccolatoIl dolce per eccellenza non è un tabù, neanche per chi ha il diabete! Il cioccolato (quello fondente) infatti è un alimento con caratteristiche nutrizionali utili a migliorare, oltre al tono dell'umore, anche le prestazioni cardiache. Certo non bisogna abusarne ed è necessario inserirlo in un corretto regime alimentare, perché è comunque ricco di grassi e calorie. Il cioccolato fondente proprio perché è composto da una più elevata percentuale di cacao si distingue dalle altre forme di cioccolato per un minor contenuto di zuccheri e grassi saturi, tipici invece del cioccolato bianco, al latte o alle nocciole.
Un "buon fondente" è permesso quindi a chi ha il diabete se correttamente inserito nell'apporto calorico giornaliero e se combinato ad una adeguata attività fisica.

 

Creatina ed esercizio fisico per un migliore controllo glicemico nel diabete di tipo 2.

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img2L'assunzione di creatina, combinata con un programma di esercizio fisico, migliora il controllo glicemico nei pazienti diabetici tipo 2. Questa è la conclusione principale a cui è giunto un gruppo di ricercatori di diverse nazionalità dopo la conclusione di uno studio che ha coinvolto 25 soggetti. Lo scopo era quello di indagare se un supplemento di creatina avesse un effetto benefico sul controllo glicemico dei pazienti diabetici tipo 2 che praticavano esercizio fisico di tipo aerobico. Ai 13 soggetti a cui è stata somministrata creatina in abbinamento all'esercizio fisico è stata riscontrata una diminuzione di emoglobina glicata, rispetto ai 12 soggetti a cui è stato somministrato placebo. Il meccanismo di fondo sembra essere correlato ad un aumento di glicogeno muscolare e quindi ad una maggiore tolleranza al glucosio.

TRATTO DA MEDSCAPE - FONTE: MEDICINE AND SCIENCE IN SPORTS AND EXERCISE. 2011;43(5):770-778

 

Google e Yahoo! arrivano prima del medico.

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Google e Yahoo!Bastano pochi click e pochissimi secondi per far comparire sul monitor migliaia di pagine che "trattano" o che semplicemente utilizzano le parole inserite nel motore di ricerca. Sarà probabilmente questo uno dei motivi per cui il 62% degli italiani, comodamente seduti a casa o sul proprio posto di lavoro, scelgono di affidare al web la propria sete di informazione di carattere generale in tema di salute (dalla malattia rara, al diabete, al "semplice" mal di testa) e di questi il 30% scelgono internet come fonte primaria di informazione medica. Lo rivela uno studio presentato in occasione del convegno ‘La comunicazione verso i cittadini in sanità’ realizzato da Annarita Vestri (professore associato di Statistica medica alla Facoltà di Farmacia e Medicina della Sapienza Università di Roma). Secondo questa indagine il ricorso al medico di base come prima risorsa informativa è ancora preferito dal 50% degli italiani. Le categorie che maggiormente utilizzano il web come risorsa di informazione sanitaria risultano essere le donne, i giovani e le persone con un livello socio-economico medio-alto. La fascia d'età più avvezza all'utilizzo di internet è quella compresa fra i 45 ed i 51 anni e scende drasticamente per gli over 65. La tendenza segnalata è quindi quella di un sempre più frequente ricorso alle informazioni sanitarie contenute in rete. Spesso però è complicato trovare risposte esaustive, comprensibili e al tempo stesso affidabili. Infatti, “Per circa la metà dei rispondenti - conclude Vestri - sarebbe importante trovare sui siti internet istituzionali informazioni sui livelli di qualità delle prestazioni sanitarie, erogato dalle Asl e dalle aziende ospedaliere, e per il 78% degli intervistati questi dati dovrebbero essere contenuti sul sito del ministero della Salute”.

FONTE: COMUNICATO STAMPA - HEALTHCOM CONSULTING SRL - ROMA, 12 APRILE 2011

 

Diminuisce la cecità nei diabetici.

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È grazie ad un più accurato controllo glicemico, alla maggiore sensibilità e consapevolezza dei pazienti ed all’evoluzione delle terapie contro le complicanze oculari del diabete, che i diabetici di tipo 1 diagnosticati nelle ultime decadi risultano meno propensi ad andare incontro a cecità rispetto ai loro predecessori. Come si legge nel FOCUS di questo numero uno dei maggiori pericoli del diabete consiste nella retinopatia, una complicanza cronica che compromette i vasi retinici provocando un progressivo danno visivo difficilmente gestibile con delle semplici lenti correttive. Per questo motivo i medici consigliano ai pazienti di sottoporsi annualmente ad un controllo oculistico per rilevare precocemente la retinopatia diabetica: intervenire preventivamente significa ritardarne e rallentarne la progressione.

Ophthalmology, october 2009

 

Prevenire con frutta e verdura

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È risaputo che le verdure sono un toccasana per la nostra salute, ma a leggere i dati della ricerca della dottoressa Bazzano si rimane davvero impressionati nel constatare quanto effettivamente servano per prevenire l’insorgenza del diabete nelle donne. Lo studio ha preso in esame 71.346 infermiere fra i 36 e i 63 anni a cui veniva richiesto di compilare un questionario sulle loro abitudini alimentari, ed è durato la bellezza di 18 anni. All’inizio nessuna donna soffriva di diabete, cardiopatie o cancro, e si è notato come durante il periodo dello studio 4.529 donne abbiano sviluppato il diabete (più del 6% del totale). Il dato significativo è che il consumo di frutta era associato ad una riduzione del 18% del rischio di diabete, mentre assumere una porzione di verdura (a foglia verde) in più al giorno riduceva ulteriormente tale rischio del 9%. Da questo studio emerge anche un aumento del rischio nei soggetti che assumevano grandi quantità di succhi di frutta (già evidenziato in un precedente numero di Glunews).

Bazzano LA Diabetes Care 2008

 

Chewin-gum al posto delle iniezioni di insulina.

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dc52aSarebbe veramente un grande successo quello che a San Francisco (University of California) un gruppo di ricercatori sta cercando di realizzare: inserire all’interno di banali gomme da masticare delle microcapsule che cotengono l’insulina. Fino ad oggi, il tentativo di trovare nuove strade per evitare le iniezioni quotidiane di insulina è stato uno dei traguardi più stimolanti per tecnici e ricercatori. Il problema principale relativo alla somministrazione orale dell’insulina è dovuto al fatto che questa molecola (così come gran parte delle molecole che ingeriamo) viene digerita dai succhi gastrici dello stomaco e successivamente scomposta dagli enzimi intestinali e quindi resa inefficace per il controllo glicemico. Questo gruppo di ricercatori sta realizzando e sperimentando delle microcapsule in grado di proteggere il farmaco durante il transito nell’apparato digerente e in grado al tempo stesso di rilasciarlo al momento opportuno in modo da essere assorbito dal flusso sanguigno.

Ainsilie KM Lab. Chip 2008

 

La Terapia del Sorriso

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dc43aIl dottor Lee Berk (psiconeuroimmunologo dell’Università di Loma Linda, in California) insieme al dottor Stanley Tan (diabetologo ed endocrinologo dell’Oak Crest Health Research Insitute) hanno studiato gli effetti di una sana risata su una ventina di pazienti ad alto rischio con diabete, ipertensione e iperlipidemia per circa un anno. I pazienti sono stati suddivisi in due gruppi, entrambi farmacologicamente trattati per le suddette patologie; ad uno dei due gruppi però sono stati aggiunti 30 minuti di risate al giorno. Dopo un anno di trattamento i risultati sono stati notevoli: ben il 26% dei pazienti “ridanciani” ha aumentato i propri livelli di colesterolo buono (HDL) e ridotto del 66% (rispetto al 26% del gruppo solo farmacologicamente trattato) il livello della proteina C reattiva, una sostanza responsabile di alcune patologie cardiovascolari. Sembrava un esperimento ridicolo, i risultati ne hanno confermato la bontà.

Tratto da American Diabetes Association - Fonte: American Physiological Society

 

Rischio depressione negli adulti con diabete di tipo 1

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depressioneIl dottor Maahs, in collaborazione con i colleghi della University of Colorado Health Science Centre di Denver, ha riscontrato nelle persone con diabete di tipo 1 un ricorso all’uso di antidepressivi ed alla prevalenza di diagnosi di depressione quasi doppia rispetto a persone non diabetiche (il 20,7% contro il 12,1%). Al termine del suo studio ha potuto verificare come gli indicatori di depressione erano presenti nel 32,1% dei soggetti con diabete di tipo 1, mentre erano riscontrabili sono nel 16,0% dei soggetti non diabetici. Ha anche scoperto una correlazione tra depressione e complicanze del diabete: “I soggetti con almeno una complicanza tipica hanno maggiore probabilità di incorrere in una depressione”.

Tratto da Medscape - Fonte: American Diabetes Association

 
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