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Federfarma, contraffatti 7 farmaci venduti online su 10

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federfarma"Sette farmaci su 10, tra quelli che vengono venduti tramite internet, sono contraffatti e i cittadini spesso non sanno che stanno ordinando presso siti truffaldini e non presso farmacie. Mi auguro che l'Italia recepisca quanto prima la normativa europea in termini di farmaci falsificati". Lo afferma il Presidente di Federfarma Annarosa Racca, dopo la richiesta, da parte dell'Unione Europea all'Italia, di un adeguamento, entro due mesi, alla direttiva comunitaria in materia.

Pena, il rischio di incorrere in una procedura di infrazione, poiché già non è stata rispettata la prima scadenza, fissata per il 2 gennaio scorso. "In Italia la contraffazione di farmaci venduti in farmacia quasi non esiste. Il problema - spiega Racca - è online, su siti internet dove vengono venduti dimagranti, farmaci per sportivi e per disfunzioni erettili.

La nuova normativa dovrà far sì che solo le farmacie autorizzate potranno vendere sul web i farmaci senza ricetta, in modo da poter essere tracciate e identificabili".


Fonte: www.ansa.it

 

Papaya e tè verde per prevenire il diabete

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papayaUno studio condotto dai ricercatori dell’Università delle Mauritius ha evidenziato che i due alimenti agiscono in modo benefico rispettivamente sui livelli di proteina C reattiva e acido urico e sui livelli di zuccheri nel sangue. In una prima fase della ricerca, è stato chiesto a 77 volontari con diagnosi di pre-diabete di bere tre tazze di tè verde al giorno, prima dei pasti, per quattordici settimane.

Ad altrettanti soggetti è stata invece fatta assumere acqua calda, per lo stesso periodo. Dalle analisi cliniche effettuate al termine del test è emerso che il tè potenzia le difese antiossidanti dell’organismo senza dare luogo a effetti collaterali. "Abbiamo scoperto che il tè verde ha rafforzato le difese antiossidanti di coloro che avevano raggiunto la fase pre-diabetica, e soprattutto, senza impatti negativi", ha detto il professor Theeshan Bahorun del Centro di Eccellenza per la Biomedica e Biomateriali di ricerca dell’università di Mauritius.

La seconda fase dello studio ha preso in esame gli effetti della papaya fermentata sul diabete in due gruppi di persone, uno da 50 e uno da 77. Il primo gruppo è stato invitato a consumare due bustine di papaya fermentata ogni giorno per un periodo di quattordici settimane; i membri del secondo gruppo hanno assunto quotidianamente due bicchieri d’acqua calda per altrettante settimane.

Al termine del periodo, tutti i partecipanti sono stati sottoposti a esami clinici per valutare i livelli di colesterolo, glicemia, urea, creatinina e acido urico. Anche in questo caso i risultati positivi sono stati registrati nel gruppo che aveva assunto la papaya fermentata. “Il tè verde impedisce l’aumento dei livelli di zucchero nel sangue, mentre la papaya fermentata aiuta a ridurre positivamente il livello della proteina C reattiva e l'acido urico", ha detto Bahorun, uno degli Autori dello studio, precisando che i risultati sono molto significativi perché mostrano una riduzione dei fattori di rischio per il diabete e le malattie cardiovascolari senza intervento medico.


Fonte: www.lifegate.it

 

Quando svezzare il bambino per ridurre il rischio di diabete

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svezzamentoLo svezzamento è sicuramente uno dei momenti più importanti e delicati per la crescita del bambino e passare dall'allattamento materno ad un'alimentazione adeguata al suo sviluppo è un tema che crea qualche dubbio ed incertezza sui tempi corretti da rispettare. In genere il consiglio del pediatra suggerisce alle mamme di allattare il bambino per almeno i primi 5/6 mesi di vita, continuando poi anche durante lo svezzamento, in quanto l'introduzione repentina di nuovi cibi potrebbe generare la comparsa di malattie autoimmuni come il diabete di tipo 1, un tempo chiamato diabete infantile.

Va ricordato infatti che l'allattamento materno è essenziale per la formazione delle difese immunitarie necessarie al bambino. Proprio su questo tema, un gruppo di ricercatori dell'Università di Denver, nel Colorado, ha condotto uno studio su 1835 bambini con un alto rischio genetico di poter sviluppare il diabete, seguendoli dalla nascita al loro completo svezzamento. Il risultato che ne è derivato evidenzia che il momento ideale per iniziare lo svezzamento riducendo al minimo il rischio diabete è tra il 4° ed il 5° mese. Infatti, i dati dello studio riportano che iniziare lo svezzamento prima del 4° mese aumenta il rischio diabete del 2,23%, mentre ritardarlo dopo il 6° mese l'incremento del rischio è del 2,88%.

Tutto sommato, l'aumento del rischio in percentuale è minimo, ma è significativo rilevare che tanto nei bambini che hanno iniziato un'alimentazione a base di frutta nei primi quattro mesi, quanto in quelli che hanno ricevuto riso o fiocchi d'avena dopo il quinto mese, il rischio di comparsa di diabete di tipo 1 era aumentato.


Fonte: www.sanihelp.it

 

La cottura dei carboidrati influenza l'impatto sulla glicemia

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carboidratiCome viene ricordato dalla direzione scientifica di "Nutrition Foundation of Italy" per una dieta sana non è sufficiente tener conto dei grassi ma anche e soprattutto dei carboidrati, della loro quantità ed in particolar modo della loro qualità. E' una buona regola quindi selezionarli mantenendo nella nostra alimentazione i carboidrati con il più basso Indice Glicemico.

L'Indice Glicemico (IG) misura la rapidità con cui sale la glicemia nel sangue dopo un pasto contenente 50 g di carboidrati, confrontandone il valore con quello relativo all'assunzione di pane bianco (al quale viene attribuito per convenzione il valore di 100) o direttamente al glucosio, che ovviamente è più veloce (per convertire i due indici basta dividere o moltiplicare per 1,37). Prendendo in considerazione il valore dato dal raffronto con il pane bianco, riusciamo a stabilire quali possono essere alcuni carboidrati che registrano un valore IG inferiore a 76, quelli che stanno tra 76 e 94 ed infine un IG superiore a 95. Stando a questi valori, è proprio la nostra tanto amata pasta di grano duro che, se cotta al dente, si aggiudica un valore IG di solo 55. Il fattore importante però è proprio la cottura che deve essere assolutamente al dente, infatti una cottura prolungata contribuisce ad aumentarne di molto il valore IG (75).

Molto variabile è invece l'IG del riso, che può arrivare a 140, mentre è decisamente più basso quello del riso Basmati (62). Una curiosità è data dalle patate che, se cotte al forno microonde fanno registrare un IG di 158, se cotte al vapore 127 mentre se bollite l'IG scende fino a 105. E se dopo la cottura vengono tenute in frigorifero e consumate fredde, eventualmente condite con un filo d'olio extravergine di oliva e prezzemolo, il valore IG scende a valori decisamente più bassi.


Fonte: www.salute24.ilsole24ore.com

 

Bevande “light” aumentano il rischio diabete

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bevanda light e diabete

Se vogliamo bere una bibita dolce, la scelta migliore sembra ricadere sulle bevande dolcificate con lo zucchero, piuttosto che quelle contenenti dolcificanti artificiali, come aspartame, saccarina, acesulfame K e simili. 

Secondo i ricercatori francesi dell’INSERM, l’Institut National de la Santé et de la Recherche Médicale, “Contrariamente al pensiero convenzionale, il rischio di diabete è più alto con le bevande light, rispetto alle normali bevande zuccherate”, si legge nel comunicato INSERM.

Il Comunicato INSERM riporta i risultati di un largo studio condotto su 66mila donne francesi e pubblicato sul Journal of Clinical Nutrition. L’intento della ricerca era fare luce sull’impatto sulla salute da parte delle bevande light, poiché di quelle zuccherate già si sapeva che possono aumentare il rischio di diabete. Il team di scienziati ha analizzato la mole di dati raccolta durante il periodo di studio per valutare la prevalenza del diabete tra un gruppo di donne che avevano bevuto entrambi i tipi di bevanda (zuccherata e dolcificata artificialmente) e coloro che avevano bevuto solo succo di frutta non zuccherato.

I dati hanno così mostrato che, rispetto alle bevitrici di succo di frutta, le donne che bevevano l’uno o l’altro tipo di bibita subivano una maggiore incidenza di diabete. Le cose tuttavia cambiavano quando si analizzavano le differenze d’incidenza del diabete tra chi beveva le bibite zuccherate e quelle light. Tra chi beveva “light”, il rischio aumentava del 15% in più, rispetto alle bevitrici di bibite zuccherate, a seguito di un consumo di 500 ml a settimana.
Rischio che aumentava addirittura del 59%, se si bevevano fino a 1,5 litri di bevanda light a settimana. Come ci si aspettava, tra le donne che bevevano solo il succo di frutta al 100%, non vi è stato un aumento del diabete. Meglio dunque il comune zucchero che non i dolcificanti che troviamo nelle cosiddette bevande “light” che, come il nome vorrebbe far credere, spesso sono considerate più sane e leggere.


Fonte: www.lastampa.it - salute

 

L’aceto contro il diabete

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acetoL'aceto è stato usato sin da tempi remoti non solo come condimento, ma anche a scopo medicinale. All’aceto, o meglio agli aceti, viste le tante varianti disponibili (di vino, balsamici, di frutta, di riso) sono state attribuite numerose proprietà: si dice, in particolare, che agiscano sulle riserve di “grasso”, che siano antitumorali e utili per il controllo della glicemia.

Ma mentre per i primi due effetti non ci sono sufficienti riscontri scientifici, sul controllo della glicemia esistono molti dati.
A conferma, possiamo citare uno degli studi più recenti, pubblicato sul Diabetes Metabolism Journal, dal quale si è osservato che diete ad elevato contenuto di grassi, abbinate con aceto balsamico, aiutavano ad attenuare gli effetti negativi dei grassi sulle cellule beta del pancreas, quelle che secernono insulina quando aumentano i livelli di glucosio nel sangue.
In pratica, si potrebbe ipotizzare un effetto preventivo nei confronti del diabete, in quanto le cellule che producono insulina sarebbero meno esposte ai rischi di una dieta ricca di grassi.

L'ingrediente attivo è l'acido acetico, ma i meccanismi non sono ancora chiariti. Per esempio, si ipotizza che l'acido acetico possa rallentare lo svuotamento dello stomaco e inibire l'attività degli enzimi digestivi presenti nell'intestino tenue, limitando la completa digestione dell'amido e, quindi, l'assorbimento del glucosio; o potrebbe aumentare la captazione di glucosio da parte del tessuto muscolare, sottraendolo dal circolo. Questo effetto si è osservato sia in soggetti sani sia in diabetici. L'aspetto positivo è che per ottenere il beneficio dell’aceto ne basta la quantità che comunemente si aggiunge all'insalata.


Fonte: www.corriere.it - salute

 

Asparagi: un’arma contro il diabete di tipo 2

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asparagi

Non è proprio una verdura di stagione, ma è bene saperlo adesso per poterne fare scorta questa primavera, o piantarne se l'orto è la nostra passione. Nella frittata, nel risotto o come contorno: gli asparagi aiutano a controllare i livelli di zucchero nel sangue e facilitano la produzione di insulina, aiutando chi soffre di diabete di tipo 2 a tenere sotto controllo la malattia.
La scoperta è stata effettuata da un gruppo di studiosi dell'Università di Karachi, in Pakistan, ed è stata pubblicata sul British Journal of Nutrition. «Questo studio - spiegano i ricercatori - suggerisce che l'estratto di asparagi esercita effetti anti-diabetici».

Dalla ricerca è emerso che, mentre già a basse dosi il consumo di asparagi è in grado di abbassare i livelli di zucchero nel sangue, solo ad alti dosaggi il vegetale riesce a incentivare il pancreas a produrre insulina, l'ormone che aiuta ad assorbire il glucosio, migliorando la tolleranza agli zuccheri. I test sono stati effettuati su due gruppi di topi diabetici trattati per 28 giorni, rispettivamente, con l'estratto di asparago e con un farmaco anti-diabete, il glibenclamide. Dopo aver esaminato i loro campioni di sangue, i ricercatori hanno constatato che l'estratto di asparago è in grado di abbassare i livelli di glucosio nel sangue e di favorire la produzione di insulina.

Conosciuto anche come "diabete dall'esordio tardivo" perché, generalmente, colpisce a partire dalla mezza età, negli ultimi decenni i medici hanno rilevato un numero sempre crescente di adolescenti e giovani affetti dalla patologia.

Certamente, spiegano, il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 da giovani è in aumento a causa del frequente consumo di cibi grassi e di uno stile di vita non salutare e sedentario, comportamenti sempre più diffusi tra le nuove generazioni.


Fonte: www.salute24.ilsole24ore.com

 

Diabete e udito

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uditoIl diabete può rovinare anche l'udito, infatti i diabetici hanno un rischio più che raddoppiato di andare incontro a problemi di udito rispetto ai non diabetici, soprattutto i pazienti più giovani.
È quanto emerso da un maxi-studio pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism da Chika Horikawa dell'universita' di Niigata. Gli esperti nipponici hanno analizzato i dati di un totale di 13 precedenti studi esaminanti il legame tra diabete e perdita di udito, pubblicati tra 1977 e 2011. Hanno analizzato complessivamente dati riguardanti 7.377 diabetici e 12.817 persone sane.

Il diabete è una malattia legata a non poche complicanze tra cui, ad esempio, problemi retinici che alla lunga rovinano la vista. Infatti ai pazienti diabetici è sempre consigliato di sottoporsi a controlli periodici della vista per prevenire eventuali danni. Restava dibattuto il legame tra diabete e problemi di udito. Gli esperti hanno visto che effettivamente questo legame esiste e che i diabetici rischiano il doppio di soffrire di problemi di udito; i pazienti più giovani hanno un rischio quasi trplicato (2,61 volte in più).
È importante dunque che i diabetici si sottopongano a controlli periodici dell'udito anche se non è ancora chiaro in che modo la malattia lo danneggi.

Fonte: Ansa

 
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