Diabete a Scuola

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Rubriche - Attualità
Scritto da Valentino Cherubini   

scuola

La scuola è una componente essenziale nella vita di ogni bambino e coinvolge l’intera società a diversi livelli. Può accadere che in una classe vi sia un bambino con diabete e naturalmente ciò richiede cure e attenzioni particolari. Una corretta gestione del diabete non può essere trascurata nelle ore scolastiche. Durante il tempo che il bambino trascorre a scuola (tra le 900 e le 1500 ore ogni anno!) è necessario eseguire i controlli della glicemia, mangiare in modo adeguato, assumere l’insulina secondo programmi precisi ed essere sempre attenti a riconoscere e intervenire in caso di eventuali ipoglicemie. A scuola dovrebbe esserci il materiale necessario per far fronte alle piccole emergenze che dovessero insorgere. D’altra parte è bene che il personale scolastico sia adeguatamente informato e capace di supportare il bambino con diabete nelle sue necessità primarie, dipendenti in gran parte dall’età e dalla fase della malattia.


Il bambino

Subito dopo la diagnosi di diabete, il rientro a scuola costituisce un momento molto delicato per il bambino. Deve imparare a convivere con i controlli della glicemia -gli stick- somministrarsi l’insulina e mangiare secondo un programma particolare. Lo stick della glicemia, pur essendo molto semplice e di rapida esecuzione, richiede tuttavia la disponibilità di uno strumento, un pungidito, alcune strisce reattive, il disinfettante: tutta una serie di oggetti che si trovano nello zaino. Per il bambino che va alla scuola dell’infanzia questo materiale si trova invece nella borsa fornita agli insegnanti dai genitori.

è bene che il personale scolastico sia adeguatamente informato e capace di supportare il bambino con diabete nelle sue necessità primarie.


Il rituale dello stick si ripete più volte al giorno e fa sorgere nel bambino la sensazione di essere diverso dagli altri. Questa diversità, comunque ineludibile, può diventare motivo di vergogna e quindi produrre nel bambino un vissuto di inferiorità e il timore di essere discriminato.

scuola3Diversamente invece può essere vissuta come una nuova condizione cui adattarsi rapidamente per poter star bene e sentirsi sicuri. Fortunatamente i bambini si adeguano molto bene alle novità e questa loro capacità aiuta molto gli adulti che si trovano intorno a loro.
Prima della merenda e prima del pranzo, oltre allo stick, è necessario iniettare l’insulina secondo un piano preparato dal medico del Centro di Diabetologia. Tale piano è condiviso con molte persone, tra cui il pediatra di libera scelta, il dirigente scolastico, i genitori, a volte il personale dell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI). Ogni giorno ci si trova davanti ad una situazione diversa ed è buona norma prendere contatto con i genitori e condividere con essi le scelte da fare. Se il personale scolastico è preoccupato per queste scelte il bambino riceverà insicurezza e si sentirà inadeguato; al contrario un rapporto di collaborazione fra i genitori e i docenti rassicurerà il bambino. Qualche volta l’iniezione d’insulina è fatta direttamente da un insegnante; spesso il bambino ha un microinfusore e quindi non c’è nemmeno bisogno dell’iniezione, basta solo premere un bottone e l’insulina è iniettata in modo molto semplice e automatico.

Il glucagone è un farmaco di cui un bambino con diabete potrebbe aver bisogno improvvisamente per ristabilirsi da una grave ipoglicemia.

I genitori

Così come per il bambino, la diagnosi è un evento traumatico anche per i genitori. Le attenzioni nei confronti del piccolo, che si trova in questa nuova condizione, sono moltiplicate e le preoccupazioni sullo stato di salute sono spesso il primo argomento di cui si parla in famiglia. In un certo senso la famiglia rappresenta un “luogo protetto” dove tutti diventano rapidamente esperti del diabete e, a vari livelli, si sviluppano le capacità di supporto. Quando il bambino rientra a scuola i genitori sono naturalmente molto preoccupati su come sarà controllato, come sarà gestito nelle varie attività, per esempio quando farà attività fisica ci sarà qualcuno che lo guarderà con occhi attenti per il rischio di ipoglicemia?
Sorgono molti interrogativi, e talvolta le risposte sono poche da parte della scuola, obbligata a confrontarsi con una situazione il più delle volte del tutto nuova. I genitori di solito si offrono di andare direttamente a scuola per fare controlli e somministrare l’insulina: più spesso essi sono vincolati dal loro lavoro e non possono farlo. Si sentono frequentemente impotenti dovendo affidare il bambino al personale scolastico e sono sempre preoccupati pensando a ciò che succederà nelle ore in cui il bambino è a scuola.

Il personale scolastico

Docenti e non docenti si trovano ad affrontare una situazione nuova. Le reazioni non sono univoche: atteggiamenti di piena disponibilità si alternano a posizioni difensive, comportamenti propositivi si accompagnano alla paura di sbagliare. Le disposizioni legislative che riguardano l’argomento sono interpretate in vario modo e c’è la necessità di un confronto con i medici per un aiuto pratico. Uno dei primi compiti della scuola è quello di assicurare la presenza del materiale per l’autocontrollo della glicemia e la gestione di ipoglicemie o iperglicemie in un’apposita area dedicata.
scuola2In alcuni casi la scuola ha già ospitato altri bambini con lo stesso problema e allora l’esperienza acquisita si dimostra molto utile per l’inserimento di un nuovo bambino, assicurando da subito l’attuazione di tutte le cure necessarie. Altre volte invece i docenti si trovano per la prima volta di fronte ad una condizione che non conoscono per nulla, e hanno bisogno delle basi per gestire al meglio un bambino con il diabete.
Due semplici accorgimenti sono fondamentali da parte del personale scolastico: la capacità di fare uno stick della glicemia e molta disponibilità. Lo stick della glicemia può essere insegnato loro dai genitori, dal pediatra di libera scelta, dall’infermiere dell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), dal personale del Centro di Diabetologia, dal bambino stesso. è una manovra sicura, semplice e veramente utile. Consente di prevenire situazioni complesse e risolvere rapidamente condizioni di rischio. La disponibilità è un “valore” umano di cui generalmente tutto il personale scolastico è dotato. Disponibilità vuol dire essere disposti a fare lo stick, a contattare i genitori, ad assicurare al bambino un clima sereno e sicuro, facendo in modo che il diabete non si associ alla condizione di “diverso”, che ci sia facilità nella risposta a qualunque bisogno. In alcuni casi il personale scolastico è disponibile a somministrare l’insulina e altre volte anche a somministrare il glucagone quando ci fosse bisogno. Il glucagone è un farmaco di cui un bambino con diabete potrebbe aver bisogno improvvisamente per ristabilirsi da una grave ipoglicemia. Il suo impiego è molto raro ma si tratta di un farmaco di prima emergenza e quindi molto utile. In questo ultimo caso è necessario un corso preventivo di formazione del personale presso un Centro di Diabetologia pediatrica.

Il pediatra di libera scelta (PLS)

Nello scenario che stiamo tracciando il PLS è un attore principale. Insieme al pediatra endocrinologo redige il “piano di cura a scuola” che sarà condiviso con i genitori e tutti gli altri “care givers”, cioè le figure che si prendono cura del bambino durante le ore scolastiche. Il PLS ha un contatto ravvicinato e continuo con la famiglia ed è quindi l’interlocutore privilegiato per la gestione delle necessità quotidiane, come per esempio una modifica della dose d’insulina, la cura di una malattia comune come l’influenza che può incidere sull’andamento delle glicemie e così via. è anche lo specialista che suggerisce di ritornare al Centro di secondo o terzo livello quando intravede anomalie del controllo metabolico che potrebbero sfociare in condizioni più critiche, come la comparsa di frequenti ipoglicemie o iperglicemie.

Il personale dell’assistenza domiciliare integrata (ADI)

Alcune volte, specialmente se si tratta di bambini molto piccoli, è utile l’intervento del servizio ADI, più spesso coinvolto nella gestione del paziente anziano, ma in alcuni casi anche per i bambini con diabete. Fino all’età di circa 10-12 anni, un bambino non è generalmente in grado di autosomministrarsi l’insulina. In caso di necessità - quando i genitori lavorano e nessun insegnante è in grado di farlo - un infermiere dell’ADI può intervenire nella somministrazione d’insulina durante la permanenza a scuola. Si tratta di un aiuto per un periodo limitato, in attesa che si sviluppi l’autonomia del bambino.

La condivisione del programma di cura e degli interventi tra tutti gli operatori coinvolti consente un percorso scolastico sicuro e sereno. Un sistema d’interfaccia relazionale tra territorio e centri di eccellenza, che agisca in rete, con metodologia di tipo “hub & spoke”, permette di ottimizzare le risorse raggiungendo la massima efficienza operativa. Alla base di tutto questo resta tuttavia la grande disponibilità umana delle persone che hanno a cuore la salute e la sicurezza dei bambini con diabete e che hanno voglia di mettersi in gioco per favorirne una crescita come tutti gli altri che non hanno il diabete.

 

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