Nuovi modelli organizzativi in diabetologia

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Rubriche - Attualità
Scritto da Dr. M. Ragonese   

modelli diabetologia

I sistemi sanitari di tutto il mondo si trovano oggi ad impegnare il 70-80% delle loro risorse nella cura delle malattie croniche. È una sfida importante: è infatti forte l’impatto della malattia cronica sulla qualità e sulla aspettativa di vita della persona.

Altrettanto forte, ai limiti ormai della sostenibilità, è l’impatto economico delle malattie croniche che i sistemi sanitari si trovano a dover affrontare in termini di costi diretti (ricoveri, medicine, visite specialistiche ed accertamenti) o indiretti (come invalidità e giorni di malattia).
Questo si determina anche per il costante invecchiamento della popolazione degli ultimi anni, che aumenta la presenza (prevalenza) di malattie croniche nella popolazione.
Il diabete mellito è la malattia simbolo della moderna cronicità e richiama con particolare forza la preoccupata attenzione di tutti i sistemi sanitari, anche quelli dei paesi in via di sviluppo.
In Italia il 5.0% della popolazione (circa 3,5 milioni di persone) è affetto da diabete mellito e un altro milione e mezzo di persone ne è affetto senza saperlo. Sempre in Italia, ma i dati sono molto simili in tutti i paesi sviluppati, il diabete assorbe il 7-10% della spesa sanitaria globale.

La spesa media annua per paziente con diabete è di 2750 - 3350 euro, con una spesa individuale che è però strettamente legata al progressivo peggioramento del quadro clinico ed alla comparsa di complicanze d’organo.

soldiPer questo un diabete ben curato sin dall’inizio avrà un impatto minore sulla vita della persona ed anche sul sistema sanitario.
Le preoccupazioni generate dalle prospettive della esplosione del diabete nel prossimo decennio, e dall’aumento vertiginoso dei relativi costi, impongono la costruzione di nuovi modelli assistenziali che siano in grado di perseguire la prevenzione del diabete nella popolazione a rischio, di rendere il più precoce possibile la diagnosi e di ridurre, se non annullare, l’insorgenza delle complicanze della malattia.

Questi modelli assistenziali, nell’approccio al diabete ed alla malattia cronica più in generale, non possono però prescindere anche dal cercare di raggiungere altri obiettivi indispensabili: la ottimizzazione delle sempre più ridotte risorse disponibili, la riduzione del peso della malattia sul contesto sociale, la maggior efficacia ed efficienza dei servizi sanitari, la riduzione della diseguaglianza sociale, la maggiore equità di accesso alle cure, una maggiore uniformità di cura sul territorio nazionale.

Ci sono evidenze scientifiche recenti che dicono chiaramente come il modello organizzativo che meglio riesce a raggiungere questi obiettivi, nella loro globalità, è quello che si basa su:

• approccio alla malattia diabetica dei sistemi sanitari di tipo multiprofessionale e multidisciplinare
• coinvolgimento attivo e consapevole, nel percorso di cura, della persona con diabete.


Non è infatti pensabile che nella cura di una malattia cronica la persona interessata non sia fortemente impegnata e motivata, quotidianamente, nella cura di sé.
La persona con diabete, autonoma e consapevole e quindi in grado di prendere attivamente corrette decisioni quotidiane sulle proprie azioni verso la malattia (autogestione), deve trovarsi poi al centro di un percorso di cura che si fonda sulla cultura della “integrazione” tra tutte le realtà sanitarie del suo territorio.

La capillare rete diabetologica specialistica, nei suoi vari livelli, e la diffusa assistenza primaria (medici di medicina generale e pediatri di libera scelta) debbono definire modalità di cura che si integrino, senza sovrapporsi, in una efficace continuità dell’assistenza verso la persona con diabete, avvalendosi anche dell’azione delle Associazioni di persone con diabete.
Le persone con diabete a minore complessità clinica, saranno maggiormente in carico alle cure della medicina generale, e le persone con diabete a maggiore complessità o che si complica per condizioni intercorrenti, saranno maggiormente in carico alla struttura specialistica.

È indispensabile che i due sistemi siano però sempre in grado di comunicare e confrontarsi: in questa condivisione ciascuna persona con diabete trova, in ogni fase della propria malattia, la risposta assistenziale più appropriata, più efficace e più efficiente ai propri bisogni di salute.
Alla persona con diabete, sia di tipo 1 che di tipo 2, nel territorio di pertinenza, vengono assicurati degli standard assistenziali, sia al momento della diagnosi che nelle diverse fasi della malattia: l’informazione completa sulla malattia, l’educazione terapeutica, l’addestramento all’autocontrollo glicemico, un approccio nutrizionale individualizzato, la valutazione clinica al momento della diagnosi e con intervalli regolari sia dal punto di vista diabetologico che cardiovascolare, lo screening e la terapia delle complicanze d’organo e del piede diabetico.

È nello sforzo di assicurare tali standard di qualità nell’assistenza che il modello organizzativo integrato persegue l’utilizzo e l’ottimizzazione di tutte le risorse, particolarmente quelle professionali, disponibili nel territorio.


modello assistenziale

È sicuramente da un cambio culturale nell’approccio al diabete ed alla cronicità che trova ragione un nuovo modello organizzativo che possa, modernamente, ottimizzare le risorse impiegate nel dare appropriate risposte ai bisogni di salute della persona nella cronicità.

 

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