La filosofia del Piano Nazionale sul diabete (seconda parte)

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Rubriche - Attualità
Scritto da P. Pisanti   

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Il Piano Sanitario Nazionale sulla malattia diabetica, nel considerare i bisogni delle persone con diabete in età adulta e in età evolutiva, di quelli che assistono le persone con diabete, sanitari e non, delle donne con diabete gestazionale e delle persone a rischio di sviluppare il diabete in futuro, illustra i modi verso cui tutti i differenti componenti del “Sistema Salute” devono convergere.

Afferma con forza la centralità della persona ed evidenzia la necessità di interventi trasversali, cercando di stimolare tutti gli interlocutori ad attuare quel processo di cambiamento culturale che richiede necessariamente momenti formativi per sviluppare sia la conoscenza tecnico scientifica che la crescita ETICA E SOCIALE.

Il Piano nel rispetto delle funzioni del Servizio Sanitario e dei principi di “sussidiarietà e leale collaborazione” ha coerenza con le sollecitazioni nazionali e internazionali e considera aspetti nuovi quali il ruolo del volontariato, la centralità della persona e della famiglia, il territorio come luogo che analizza i bisogni. Inoltre tiene conto dell’evoluzione delle conoscenze scientifiche e tecnologiche, delle linee guida esistenti, delle indicazioni a livello internazionale, rispettando l’assetto ordinamentale determinato dalla modifica del titolo V della Costituzione, che lascia tuttora attuali le finalità generali individuate dalla legge 115/87 e dall’Atto di intesa del 1991.

Il Ministero della Salute italiano, attraverso il Piano, ha voluto potenziare l’offerta sanitaria e rinnovare i metodi, enfatizzando l’importanza di organizzare servizi basati sulla continuità delle cure per lunghi periodi, sulla gestione integrata sia sanitaria che sociosanitaria e sulla partecipazione della persona e dell’Associazionismo nella pianificazione, lavori e valutazione dei servizi. Il Piano indirizza verso un nuovo disegno reticolare e multicentrico orientato alla gestione dei pazienti, nel quale possano circolare attraverso specifici Percorsi Assistenziali integrati e personalizzati, armonici con il grado evolutivo della patologia e con il grado di complessità assistenziale. Il suo impianto non fa riferimento a rigidi modelli ma cerca di indirizzare le Istituzioni deputate alla regolamentazione, all’organizzazione e all’erogazione dell’assistenza verso una omogeneizzazione e una interazione di intenti.

Nel Piano vengono indicati dieci obiettivi generali, che focalizzano l’attenzione su alcune aree chiave, per ridurre l’impatto della malattia sulle persone, sulla popolazione e sul SSN. (Tab. 1)

Tab. 1 (Obiettivi generali)

1 “Migliorare la capacità del SSN nell’erogare e monitorare i Servizi, attraverso l’individuazione e l’attuazione di strategie che perseguano la razionalizzazione dell’offerta e che utilizzino metodologie di lavoro basate soprattutto sull’appropriatezza delle prestazioni erogate“.

2 “Identificare precocemente le persone a rischio e quelle con diabete; prevenire o ritardare l’insorgenza della malattia attraverso l’adozione di idonei stili di vita. Favorire adeguate politiche di intersettorialità per la popolazione generale a rischio e per le persone con diabete”.

3 “Aumentare le conoscenze circa la prevenzione, la diagnosi, il trattamento e l’assistenza, conseguendo, attraverso il sostegno alla ricerca, progressi di cura, riducendo le complicanze e la morte prematura”.

4 “Rendere omogenea l’assistenza, prestando particolare attenzione alle disuguaglianze sociali ed alle condizioni di fragilità e/o vulnerabilità socio - sanitaria sia per le persone a rischio che per quelle con diabete”.

5 “Assicurare la diagnosi e l’assistenza alle donne con diabete gestazionale; nelle donne con diabete in gravidanza raggiungere outcome materni e del bambino equivalenti a quelli delle donne non diabetiche”.

6 “Migliorare la qualità di vita e della cura e la piena integrazione sociale per le persone con diabete in età evolutiva anche attraverso strategie di coinvolgimento familiare”.

7 “Organizzare, ed implementare le attività di rilevazione epidemiologica finalizzate alla programmazione ed al miglioramento dell’assistenza, per una gestione efficace ed efficiente della malattia”.

8 “Aumentare e diffondere le competenze tra gli operatori della rete assistenziale favorendo lo scambio continuo di informazioni per una gestione efficace ed efficiente, centrata sulla persona”.

9 “Promuovere l’uso appropriato delle tecnologie”.

10 “Favorire varie forme di partecipazione, in particolare attraverso il coinvolgimento di Associazioni riconosciute di persone con diabete, sviluppando l’empowerment delle persone con diabete e delle comunità”.


La necessità di inserire l’obiettivo relativo al “diabete in età evolutiva” nasce dall’esistenza di criticità che investono in particolare la quotidianità del bambino, del giovane diabetico e della famiglia e che richiedono una trasversalità di interventi che, nel coinvolgere i servizi sanitari e sociali, la famiglia, la scuola, lo sport ed il mondo del lavoro, sono utili per il superamento del disagio, diverso a seconda dell’età e del livello di maturità.

Per ciascuno degli obiettivi generali il Piano individua obiettivi specifici, indirizzi strategici, inseriti in un sistema di rete che dovrà poi essere sottoposto ad un processo di contestualizzazione locale, e fornisce alcune raccomandazioni con le quali si è voluto contribuire al miglioramento della tutela assistenziale, anche attraverso l’ottimizzazione delle risorse disponibili; a ridurre il peso della malattia sulla singola persona e sul contesto sociale; a rendere più efficaci ed efficienti i servizi sanitari in termini di prevenzione e assistenza, assicurando equità di accesso e riducendo le disuguaglianze sociali; a sistematizzare a livello nazionale tutte le attività al fine di rendere più omogeneo il processo diagnostico-terapeutico; ad affermare la necessità di una progressiva transizione verso un nuovo modello di sistema integrato, mirato a valorizzare sia la rete specialistica diabetologica sia tutti gli attori della assistenza primaria.

Nella considerazione che il Piano è una piattaforma su cui costruire programmi di intervento specifici e condivisi, vengono indicate alcune aree ritenute prioritarie per il miglioramento e l’implementazione dell’assistenza (Tab. 2).

Tab. 2 (Aree Prioritarie)

Stili di vita

Controllo dei fattori di rischio cardiovascolari

Gestione delle complicanze vascolari

Educazione terapeutica

Terapia farmacologica

Piede diabetico

Patologie del cavo orale

Diabete e gravidanza

DIabete in età evolutiva

Passaggio dalla diabetologia pediatrica a quella dell’adulto

Gestione dei ricoveri per altra patologia

Uso appropriato delle tecnologie

Associazioni di persone con diabete

Epidemiologia e registrazione dei dati

Per ciascuna area vengono individuate criticità e proposti obiettivi, indirizzi strategici, possibili linee di intervento e di monitoraggio. Dal punto di vista operativo il disegno di monitoraggio del Piano si struttura su tre direttrici che permetteranno non solo di fare una valutazione sui risultati dell’impatto del Piano stesso ma dovranno fornire quegli elementi critici necessari per la revisione dello stesso e dei suoi indirizzi.


 

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