La Dieta e "le diete"

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Rubriche - Alimentazione
Scritto da Annamaria Prioletta   

Chi di noi non ha mai pronunciato la mitica frase: “sono a dieta!”e chi non ha mai ascoltato (e partecipato), a lavoro, dal parrucchiere, al ristorante, a interminabili discussioni sul tipo di dieta seguita, sui risultati sperati o raggiunti? Eppure l’enorme interesse sull’argomento, dettato anche dal ruolo che il peso corporeo e in generale l’aspetto fisico hanno nella nostra società, non sembrano avere nessun impatto sul problema, purtroppo in progressivo incremento, del sovrappeso e dell’obesità.
Per rendersi conto dell’entità del fenomeno, basta digitare la parola “dieta” su un qualsiasi motore di ricerca di internet per essere travolti da una serie di informazioni, talora bizzarre, su diete/ricette create ad hoc per le diverse esigenze da fantomatici specialisti del settore che avrebbero lo scopo di far dimagrire in pochi giorni, far perdere il grasso in eccesso nei “punti giusti”, abbassare il colesterolo e quant’altro. Iniziamo facendo un po’ di chiarezza tra dieta e “diete”.


Qualcuno a questo punto potrà chiedersi: ma non sono la stessa cosa? In realtà no! Una “dieta” nel senso più completo del termine, con riferimento all’etimologia latina del termine (“diaita” che significa “modo di vivere”), indica in maniera estesa l’alimentazione, include le abitudini alimentari, la relazione che si ha con il cibo, la scelta dello stesso in base alle esigenze dell’organismo e ai gusti personali ed è pertanto anche in relazione con la cultura, la provenienza geografica ecc. Accezione completamente diversa assume il termine quando è utilizzato per indicare delle rigide regole alimentari create allo scopo di correggere, prevenire o contribuire a trattare una condizione patologica che può variare dall’obesità alla malnutrizione, dal diabete alle dislipidemie, dalle malattie cardiovascolari alle neoplasie ecc.
Date queste premesse, appare piuttosto chiaro come le indicazioni dietetiche fatte a scopo di cura e/o di prevenzione di condizioni patologiche, vanno create da uno specialista e non possono essere autogestite né tantomeno ci si può affidare ai consigli degli amici o alle riviste di moda o a qualsiasi altro mezzo di comunicazione di massa. Per creare una dieta appropriata alla nostra condizione patologica c’è bisogno di conoscere la patologia stessa, le esigenze che si debbano soddisfare con la dieta e le basi teoriche di un equilibrato schema alimentare onde evitare pericolose conseguenze.


Facciamo un esempio che può risultare interessante per molte persone che ci leggono con o senza il diabete: perdere peso teoricamente è una cosa semplicissima. Se una persona ha un dispendio energetico (cioè un consumo di calorie) di 2000 Kcal giornaliere e si alimenta seguendo una dieta che prevede un contenuto calorico di 1000 Kcal al giorno, perde peso sicuramente. Il problema tuttavia non si riduce esclusivamente a un mero conteggio di calorie. Una dieta equilibrata (ed equilibrata deve necessariamente essere anche una dieta con il giusto contenuto di calorie), prevede una giusta proporzione tra proteine, carboidrati e grassi e un’adeguata distribuzione dei pasti durante la giornata. Lungi dal volere, in queste poche righe, indicarvi schemi dietetici da seguire, vi faremo qualche esempio su che cosa significa un’alimentazione corretta e a scopo più di curiosità che di altro, accenneremo ad alcune delle più famose e “miracolose” diete per perdere peso, in voga in questi ultimi anni.
L’esempio più popolare nel mondo di un regime alimentare equilibrato ed anche uno dei più vari e completo, è la dieta mediterranea che si basa principalmente sul consumo di alimenti di origine vegetale, pane e pasta, frutta e ortaggi e un consumo moderato di alimenti animali come latte, formaggio e carni. Avete presente la famosa piramide alimentare? Si interpreta così: alla base si trovano gli alimenti che devono essere consumati tutti i giorni e, via via che si sale verso l’apice, troviamo quelli che è meglio limitare. Possiamo considerarla l’esempio della corretta dieta mediterranea e il simbolo dell’alimentazione sana.

alimentazione piramide

La dieta mediterranea ha origini antichissime, e nel corso degli anni è stata studiata, ne è stata sperimentata l’efficacia nel preservare la salute e nel prevenire le cosiddette “patologie del benessere”, incluse l’obesità e il diabete. In anni più recenti la piramide alimentare (della dieta mediterranea) ha subito una piccola, ma importante, revisione, adattandosi alle abitudini di vita dell’italiano medio di oggi, che per forza di cose, conduce una vita più sedentaria. Alla base della “nuova” piramide alimentare sono state posizionate frutta e verdura il cui consumo deve essere più volte al giorno e soprattutto senza limitazioni, mentre al primo piano troviamo i cereali e i legumi.
È solo partendo da queste basi che si può poi creare, a seconda delle diverse necessità personali (e delle diverse patologie), una dieta giusta, efficace e soprattutto sana.


Ecco in che cosa si differenziano
alcune delle più famose diete “miracolose”,
tanto pubblicizzate:

La Dieta Atkins: si tratta di una dieta a basso contenuto di carboidrati creata dal Dr. Robert Atkins che era convinto che la tendenza all’obesità delle popolazioni occidentali fosse legato principalmente all'assunzione di carboidrati. La sua dieta si basa quindi su un concetto immediato: eliminando i carboidrati, l’organismo prende energia dai grassi, che pertanto possono essere assunti (senza limite), insieme alle proteine. Solitamente questo determina una perdita di peso iniziale piuttosto buona, che crea un enorme entusiasmo in chi la segue, ma attenzione, perché, dopo questo breve periodo iniziale, legato principalmente alla perdita di acqua, il calo di peso diventa più modesto, inoltre l’introduzione senza limiti di grassi determina la formazione di chetoni (che conferiscono all’alito il caratteristico odore di acetone), e che possono danneggiare la funzionalità renale; ma aiutano a tenere lontana la fame, ed è per questo che questo tipo di dieta ha spesso maggiore successo nella perdita di peso. L’eccesso di proteine può inoltre provocare un aumento dell’acido urico con le ben note conseguenze.


La dieta a Zona: inventata agli inizi degli anni ’90 da un biochimico americano, Barry Sears, si basa teoricamente sul raggiungimento della cosiddetta “Zona”, cioè livello di massima efficienza fisica e mentale (non a caso questo tipo di schema dietetico è utilizzato molto dagli sportivi). Ma vediamo in cosa consiste: schematicamente la dieta si compone di 40 % di carboidrati, il 30% di grassi e il 30% di proteine, quindi modicamente iperproteica ed ipoglucidica (solitamente una dieta equilibrata prevede che le calorie fornite derivino all’incirca per il 60% dai carboidrati, per il 25% dai grassi e per il 15% dalle proteine).
Una riduzione così importante della quota di carboidrati, secondo Sears, farebbe in modo di ridurre al minimo la secrezione di insulina e di conseguenza ridurrebbe l’appetito e il depositarsi del grasso. Tale dieta, come del resto tutte quelle iperproteiche, è inizialmente stimolante per chi la segue a causa della rapida perdita di peso, ma tale perdita è legata soprattutto al notevole fatto che il rene, caricato di proteine, come compenso, aumenta l’eliminazione di acqua; inoltre la produzione di corpi chetonici, come già detto, tende a ridurre l’appetito.
È immediato comprendere i potenziali rischi legati ad una alimentazione del genere; solo per citarne alcuni: la ridotta assunzione di frutta e verdura può portare ad alterazione degli elettroliti (potassio, calcio ecc), l’eccessiva introduzione di proteine di origine animale può provocare un eccessivo introito di sodio e quindi potenzialmente ipertensione arteriosa.

La dieta dissociata: ideata negli anni ’30 dal dott. Hay si fonda sul concetto di suddividere per categorie i diversi alimenti in modo da assumere in momenti separati quelli per così dire “non compatibili”, per esempio carboidrati e proteine. L’idea alla base di questa apparentemente semplice dieta è che i cibi molto complessi affatichino l’organismo. In realtà, niente dimostra che una alimentazione dissociata (per quanto possa per così dire “disintossicare”), faccia perdere peso, a meno che essa non sia effettivamente ipocalorica e quindi ritorniamo a quanto detto all’inizio: se si mangia meno di quanto si consuma, si dimagrisce!

Queste citate sono solo tre delle migliaia di diete e pseudodiete che si possono facilmente trovare su internet, sulle riviste, sui quotidiani: la dieta del minestrone, della vodka, dei limoni, delle patate ecc.

Attenti quindi a farvi sedurre da diete che sicuramente sono molto coinvolgenti per diversi motivi (medici molto convincenti, pubblicità su riviste pseudoscientifiche) e che possono dare anche maggiore suggestione di successo, ma che, se non personalizzate ai vostri bisogni e soprattutto se non equilibrate, possono essere anche molto pericolose.

 

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